Ogni stella una preghiera
nel mistico cielo di un ottobre sconsacrato.
Ogni preghiera un desiderio
nella mente assuefatta dai canti delle sirene.
Ogni desiderio una rivincita
nell’assurdo abbonamento a questa vita.
Ogni rivincita una piccola vendetta
nel sangue fresco di giornata e tiepido di vita.
Ogni vendetta una dolce morte
nell’inconsapevolezza assoluta della perdita.
Ogni morte una nuova stella
nell’orbita che ci inghiotte e che non abbandoniamo.
Secondo voi con quale rum devo suicidarmi?
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2 commenti:
"Inconsapevolezza della perdita"...La parola stessa - perdita- suscita anzia, perchè tendiamo ad associare la rinuncia con la privazione o con la mancanza di amore, passione, di calore. Non è così...Molte delle qualità della mente e del cuore a cui tutti noi aspiriamo si fondano sulla nostra capacità di lasciar andare, lasciar andare là dove teniamo stretto, ci fissiamo e ci aggrappiamo. Certo, a volte lasciar andare può essere molto difficile, ma la verità è che non lasciar andare comporta molto più sforzo e dolore...E questo l'ho imparato sulla mia pelle.....
Infatti la valenza negativa non è associata alla perdita, ma alla "inconsapevolezza" della perdita, vissuta (anzi, non vissuta) come non consapevolezza di cosa si sta lasciando andare (o ci sta lasciando). E' il non vivere la perdita, perchè assuefatti dal più soave canto delle sirene, che ci ha disabituato a concepire la perdita come parte del nostro eterno divenire (nascere-morire e morire-nascere), trasformandola in una privazione priva di senso. Il senso c'è, ma spesso non lo impari, semplicemente perchè non lo senti sulla pelle...
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